Marta Marotta è Una socia di Doc Educational musicoterapista e psicomotricista relazionale. Opera nelle province di Venezia e Padova, collaborando con scuole di diverso grado, palestre, centri diurni, comunità e case di riposo. Nel suo lavoro si rivolge a tutte le età della vita: dall’infanzia alla preadolescenza, dall’età adulta fino alla terza e quarta età. La sua pratica professionale si fonda sull’ascolto e sulla relazione, utilizzando strumenti e modalità che vanno oltre la parola. Attraverso il suono, il movimento, il gioco, la voce, il contatto e il gesto, accompagna le persone in percorsi volti a favorire la percezione e l’espressione di sé, sostenere il superamento delle difficoltà, promuovere processi di trasformazione e di equilibrio globale, migliorando il benessere psicofisico e la qualità della relazione.
L’integrazione tra dimensione sonoro-musicale e corpo-relazione
“Essere musicoterapista e psicomotricista significa integrare due percorsi formativi che dialogano costantemente tra loro. Questa doppia competenza mi permette di lavorare su piani diversi ma complementari: quello sonoro-musicale e quello corporeo-relazionale. È una professione che richiede aggiornamento continuo ed è proprio questa dinamicità a renderla così stimolante. Ogni giorno passo da un’attività all’altra, da un contesto all’altro, incontrando persone di età e bisogni differenti. Non è un lavoro d’ufficio, stabile e ripetitivo: mi muovo tra asili nido, scuole dell’infanzia, servizi per adulti, comunità e case di riposo. Attraverso linguaggi non verbali – musicali, sonori e corporei – si riesce a comunicare moltissimo. La psicomotricità e la musicoterapia permettono di esprimere sé stessi e di entrare in relazione profonda con l’altro. Per me questa varietà rappresenta una grande ricchezza quotidiana “.
Formazione continua, esperienza sul campo e passione per il sociale
“La formazione è fondamentale e deve essere continua. Non basta conseguire un titolo: è necessario aggiornarsi costantemente e lasciarsi contaminare anche da ambiti affini alla propria disciplina. Servono curiosità, apertura mentale e desiderio di mettersi in discussione. È altrettanto importante avere pazienza. Lavorare nel sociale e nell’educativo richiede tempo, costanza e determinazione. I primi anni possono essere complessi e faticosi. Il tirocinio e l’osservazione di professionisti esperti sono passaggi indispensabili per costruire competenze solide e comprendere davvero le dinamiche dei contesti in cui si opera“.
Energia, movimento e presenza nei diversi contesti educativi
“Il mio percorso sta evolvendo in modo positivo. Con il tempo si creano legami con gli enti del territorio e si costruiscono rapporti di fiducia. Le scuole richiamano negli anni successivi, chiedono nuovi progetti, desiderano continuità. Collaborazioni come quella con Fondazione Anffas Serenissima, che porto avanti da tre anni, sono diventate solide e significative. Sto inoltre lavorando alla costruzione di una mia identità digitale, con la creazione di un sito personale. Le prospettive sono incoraggianti e in crescita“.
Una vita dinamica
“La mia giornata inizia presto. Ho bisogno di allenarmi anche fisicamente: lavorare con bambini, strumenti e materiali richiede energia e presenza. La mattina posso essere in una scuola o in una casa di riposo; il pomeriggio in una sede Anffas, oppure a domicilio. Mi sposto molto tra le province di Venezia e Padova, con la macchina sempre piena di strumenti. È una vita dinamica, forse con un pizzico di iperattività, ma la preferisco decisamente a un lavoro sedentario. Questa varietà mi mantiene viva e motivata“.
Dalla terza età alla prima infanzia: progetti che generano connessioni
“Sto concludendo un laboratorio di musicoterapia in un centro diurno che accoglie persone con demenza senile, Alzheimer e Parkinson. Lavorare con gli anziani mi arricchisce molto, soprattutto quando c’è una forte collaborazione con operatori ed educatori. La partecipazione dell’équipe è fondamentale: permette di dare continuità ai risultati e di valorizzare il lavoro anche oltre la singola seduta. Ho inoltre avviato un nuovo progetto nelle biblioteche di Mestre e Venezia, nell’ambito della rassegna “Trame di emozioni”: laboratori di psicomotricità per bambini da uno a tre anni accompagnati dai genitori. In questi incontri il focus è quasi più sui genitori che sui bambini. Li invito a mettersi a terra, a giocare con materiali semplici e non tecnologici, lasciando da parte i cellulari. Sono piccoli “assaggi” di psicomotricità, momenti brevi ma significativi per seminare basi importanti. Intervenire precocemente aiuta nel delicato processo di attaccamento e separazione, favorendo uno sviluppo relazionale più consapevole“.
Dalle radici personali alla specializzazione professionale
“Vengo da una famiglia in cui la musica è sempre stata presente: mio padre è musicista. Ho iniziato a suonare fin da piccola, ma durante l’università ho capito che non volevo lavorare come archivista musicale. Sentivo forte la dimensione relazionale, di cura e ascolto dell’altro. Mi sono specializzata con un master in musicoterapia, ampliando poi le competenze nella psicomotricità e nella facilitazione alla comunicazione. Mi sono specializzata nell’ambito della disabilità e lavoro anche come facilitatrice alla comunicazione, cercando modalità espressive alternative quando la voce non è disponibile “.
Tutela, autonomia e valorizzazione professionale
“Sono socia da circa due anni. Dopo esperienze lavorative non semplici, entrare in Doc Educational è stata per me una vera liberazione. Mi sento tutelata e sostenuta, soprattutto dal punto di vista amministrativo e burocratico, e questo mi permette di concentrarmi pienamente sulla mia professione. C’è grande professionalità, ma anche libertà organizzativa. Mi sento valorizzata e ho la possibilità di costruire il mio spazio in modo autonomo. Può sembrare scontato, ma nel panorama esterno non è sempre così“.