Esempi virtuosi di incursioni di pedagogia artistica

L’incontro di oggi del Cafè DocEdu verte sul tema dell’arte di strada, andando poi a toccare tutto quello che può rientrare nel circo sociale, nel teatro di comunità, quindi, in senso più ampio, nel concepire l’arte non solo come performance ed espressione, ma anche come strumento radicale per contrastare la povertà educativa, per creare socialità, per arricchire il contesto sociale con progetti virtuosi di pedagogia artistica.

Come sempre, gli intenti del Cafè sono duplici: da un lato far conoscere specialisti del settore, siano essi soci della cooperativa, che ospiti esterni; ma dall’altro, il desiderio è quello anche di creare un tessuto connettivo fra queste realtà, scambiando contatti, progetti, provocazioni e stimoli, per innescare vere e proprie contaminazioni, e una rete di effettiva cooperazione, oltre che per gettare luci sulle possibilità intrinseche, sulle potenzialità, e anche sulle difficoltà che si possono incontrare nel percorso, dalla progettazione a monte, fino ai dettagli fini della realizzazione (per esempio: il tema sulla sicurezza, o ancora sfaccettature normative).

Gli ospiti di oggi, in ordine di intervento, sono: Martin Danziger e Marco Marinelli, due ospiti esterni, e poi i membri della cooperativa, ovvero Roberto D’Alonzo e Noemi Lazzari, Sara Gagliarducci e Valentina Nibid, Francesco Tonti, Emiliano Fantechi, Stefania Bussoli, Angelo Aiello, Federico Toso. In chiusura, come in ogni altra puntata del Café, Carmen Fantasia fa un approfondimento legato ad aspetti legali e normativi della professione, più nello specifico rispetto al tema dei permessi per esibirsi riguardanti gli artisti di strada e itineranti.

Martin Danziger 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿

Martin Danziger è il direttore artistico di Modo, una compagnia di circo sociale che opera in Scozia. Sul sito di questo progetto, il nome Modo si accompagna con la frase “circus with purpose” (circo con scopo, o anche “fine”, “intento”), che ben esemplifica la sua missione. Martin, infatti, definisce Modo come una realtà in cui le emozioni e le abilità del circo vengono utilizzate per il cambiamento sociale, per costruire le abilità delle persone, oltre che per rinforzare il senso di appartenenza e la fiducia in sé stessi. In Modo, si cerca di “allenare il potenziale delle persone, costruire comunità, aprirsi alle opportunità, attraverso il circo sociale, il teatro di strada e gli eventi comunitari su grande scala”.

Per Martin, il circo è più di un semplice gioco, è uno strumento per la trasformazione. È qualcosa che fornisce alle persone nuovi mezzi, per crescere e svilupparsi, che dà ai giovani una voce, un posto e, soprattutto, un obiettivo, facendoli crescere su un piano personale e anche sociale.

Martin ha cominciato nel teatro, ma presto si è spostato nel mondo del circo, perché per lui ha un grandissimo potere per il cambiamento e il miglioramento delle persone. È una realtà creativa, inclusiva (perché di tutti, per tutti, e senza barriere), promotrice di valori positivi, e costruttivi. Il circo dà a chi vi si avvicina la capacità di verificare lo sviluppo dei propri conseguimenti e aiuta, tramite l’esercizio, e i conseguenti errori, a sviluppare la resilienza; tramite il fallimento di un esercizio, e le sue ripetizioni per affinarlo, ci ricorda, o forse ce lo insegna per la prima volta, come si fa ad imparare.

Queste competenze, come la resilienza, la capacità di concentrazione, di lavorare in team, sono abilità che si possono trasferire e riportare nella vita di tutti i giorni, in altri tipi di lavoro, in qualsiasi altro contesto. Il circo celebra l’individualità, ma permette anche di creare un senso di appartenenza condiviso, e di comunità. Crea fiducia in sé stessi, autorevolezza, riconoscimento, senso di efficacia e competenza, e autentiche connessioni tra le persone.

Durante gli anni di attività, Modo e Martin hanno aiutato centinaia di giovani alla creazione di un futuro più positivo, guidandoli verso l’impegno, l’allenamento e l’educazione. La creazione di performances (partecipando a show, eventi), dice Martin, è vitale per i giovani perché permette di condividere i propri risultati con altri, incoraggia il rispetto reciproco, e una positiva stima nella comunità, oltre dare voce alle loro storie, e ai loro contributi.

Gli spettacoli di Modo sono molto diversificati, partendo da show con soggetti diversi (come una versione scozzese di Dracula, altri sulla Brexit, sui Pirati, o ancora sul tema della migrazione e del senso di appartenenza in un paese diverso) fino ad arrivare a grandi eventi comunitari e in strada, eventi che tra le centinaia di performers e migliaia di spettatori, hanno creano deliberatamente una cultura comunitaria per paesi e città, unendo gli strati, i partecipanti (sia i performers che il pubblico), per celebrare e mostrare i talenti dei giovani, facendo sì che tutti possano divertirsi. Questo per Martin è molto importante, perché lo sforzo è genuinamente collaborativo, e il risultato deve essere assolutamente accessibile, fruibile. Il desiderio è anche quello di superare lo stigma del teatro isolato e per privilegiati, perché si sente la necessità che ciascuna persona nel pubblico avverta di poter arrivare e venire a partecipare, a trovare divertimento, accoglienza, perché il tutto si svolge nelle loro strade, nelle loro città.

Marco Marinelli 🤹‍♂️

Marco Marinelli vive e lavora a Bologna. È di origine pugliese e ha cominciato il suo percorso nel mondo del circo studiando a Bari, continuando poi nell’ambito grazie ad un network italiano di scuole di circo, in particolare Circosfera e Giocolieri e Dintorni, un’associazione che, tra le varie attività, cura anche la rivista Juggling Magazine, orientata a far conoscere la cultura circense in Italia.

Si presenta come educatore e pedagogista, e sottolinea l’importanza della questione pedagogica del circo ludico-educativo, e del circo sociale. Tra le sue attività, al difuori del circo, vi è quella di project manager, formatore socioeducativo e facilitatore di gruppi in Erasmus+. Ciò è avvenuto, ci dice, perché il circo per lui è uno strumento con cui lavorare, e non l’obiettivo ultimo. Per Marco, il circo è primariamente uno strumento per creare comunità e aggregazione, spazi di partecipazione, luoghi sicuri, in cui poter accettare l’errore, apprendere, e crescere. Dentro Erasmus+ ha sviluppato il suo lavoro basato sul pensiero critico, sul coinvolgimento e sulla partecipazione giovanile. I giovani, per Marco, sono la chiave di volta per uno sviluppo sostenibile della società, ed è fondamentale farli crescere con pensiero critico, consapevoli dei valori della democrazia, della partecipazione attiva. In questo percorso, l’arte performativa diviene quindi uno strumento, e la stessa performatività è relativa. Imparare a performare, primariamente, significa “consegnare un messaggio chiaro, condividere in maniera sincera e onesta i nostri sentimenti in una situazione a livello globale di crisi”. Questo è l’insieme di valori che condivide anche con ArterEgo, associazione che ha sede a Casalecchio di Reno (BO) e senza scopo di lucro in cui collabora come volontario come formatore e progettista alla realizzazione di attività di animazione e di spettacoli circensi e di circo di strada. Arterego, tra i suoi progetti attivi, ha anche l’allestimento del Festival internazionale Equilibri, dedicato al circo contemporaneo, e Magò Presente, un progetto di attivismo e di contrasto al femminicidio.

Di nuovo, il circo, e l’arte, si fanno strumento per sensibilizzare la società e contribuire positivamente ad essa. “Non c’è più spazio per l’arte fine a se stessa”, ci dice Marco, perché “dove non agiamo, diamo modo a culture dominanti basate sul capitalismo e sul patriarcato di proliferare”.

Roberto D’Alonzo e Naomi Lazzari 🎭

Roberto D’Alonzo è regista, attore, soprattutto come clown, scrittore per il teatro, e Naomi Lazzari è scenografa, costruttrice di maschere, burattini, marionette. Svolgono assieme ormai da anni attività che fondono l’artigianato puro con il teatro. Nel 2008 hanno fondato a Latina la loro compagnia teatrale, chiamata La Valigia di Cartone, e poi si sono spostati a Sasso Marconi, in provincia di Bologna, dove ha sede uno dei loro attuali progetti (più nello specifico nel borgo di Colle Ameno), “La Bottega di Cartone”, uno spazio laboratoriale interessato alla ricerca sul teatro di figura contemporaneo e in generale alla produzione teatrale, ma che vuole essere anche uno spazio “rifugio” per la comunità, uno spazio aperto dedicato all’arte e al benessere psicofisico, alla ricerca di sé.

Noemi e Roberto hanno iniziato da forme di teatro tradizionali (teatro ragazzi, di ricerca, commedia dell’arte, ecc), specializzandosi poi nel teatro di figura, quindi tutto quello che è legato alle marionette corporee, burattini, marionette da tavolo, teatro di carta, ombre. Negli ultimi dieci anni, parallelamente all’attività della compagnia teatrale, si sono direzionati anche nella strada dell’arte per il benessere, di arteterapia, che Roberto preferisce chiamare “teatro per il benessere”. In questo percorso, hanno portato l’arte e il teatro in contesti più fragili, dalla psichiatria alla disabilità, ovunque ce ne fosse bisogno e per qualunque età. Sia Noemi che Roberto hanno una formazione in questo ambito, come artiterapeuti e teatroterapeuti: Roberto l’ha conseguita in una scuola di formazione, Noemi in un’accademia di belle arti.

Noemi, parlando più nello specifico del teatro sociale e dell’arte comunitaria, ci racconta che collabora con varie associazioni a Bologna per realizzare progetti di arte comunitaria, anche al di fuori dell’Emilia-Romagna, un po’ in tutta Italia; tra questi, vi sono attività di arte per il benessere rivolte ai nidi. Sposano l’idea che l’arte e il teatro debbano arrivare ovunque e arrivare a chiunque, al popolo, alle persone, un’arte libera, in grado di coinvolgere e di essere alla portata di chi la ricerca e ne ha bisogno.

Sara Gagliarducci e Valentina Nibid 🚐

Sara Gagliarducci e Valentina Nibid sono le fondatrici di TeatroVagante, una compagnia indipendente, nata nel 2020. Questo progetto di Sara e Valentina è nato da un’idea che si è presentata loro in seguito alla pandemia, cioè il desiderio di tornare a fare teatro di strada raggiungendo però anche paesi posti fuori, o ai margini, dell’usuale circuito culturale, specialmente in Abruzzo, dove vivono e lavorano, regione ricca di paesi purtroppo spopolati e periferici, spesso abbandonati a loro stessi da un punto di vista culturale. Questa idea, questo desiderio, s’è trasformato per Sara e Valentina, nel tempo, in necessità, per cercare di rilanciare e riscoprire queste realtà locali, e le narrazioni popolari, in una forma particolare di teatro di comunità, che assottiglia il confine tra pubblico e privato, attraverso una forma di arte partecipata. Il progetto, che prende il nome di “Diario di un viaggio teatrale”, prende così forma, e Sara e Valentina cominciano a spostarsi di paese in paese, fermandosi per tre giorni in ciascuno, chiedendo semplicemente vitto e alloggio, e la possibilità di fare teatro di strada ovunque. Questo teatro nasce dal movimento, non ha una sede fissa, ma vive e respira nei luoghi che visita, in maniera agile, quindi pure con attrezzatura essenziale, perché i paesini ospitanti sono piuttosto piccoli, spesso arroccati in posizioni difficili da raggiungere. Il teatro di Sara e Valentina vuole raggiungere le persone, nel vero senso della parola, camminare in mezzo a loro, vivere insieme a loro, nel quotidiano, con attività più intime, che vogliono porsi al confine tra pubblico e privato: “Ci sono momenti in cui l‘azione performativa può avvenire come no; usiamo il naso rosso come sipario, fondamentalmente: quando lo mettiamo, siamo in scena, quanto lo togliamo torniamo nel quotidiano a condividere la vita e il tempo assieme agli abitanti”.

Questo loro “girovagare”, rinforzando e costruendo legami umani e le relazioni in particolare con alcuni paesi, ha gettato le basi per un altro progetto, ora concluso,  chiamato “Conventus”, sviluppato anche grazie al supporto di Federico Toso (OCA Doc, il cui intervento sarà presentato più sotto nell’articolo).

Conventus è un nome significativo, in quanto significa “raduno”, e anche perché, di fatto, il progetto ha sfruttato lo spazio  dell’ex Convento di Sant’Antonio (ora Ostello sul Tratturo), della piccola frazione di Navelli, Civitaretenga, per allestire al suo interno, per 12 mesi, dei laboratori artistici e proposte di vario genere, condite sia da esperienze maturate grazie al TeatroVagante, che da novità, come attività di formazione professionale per professionisti teatrali del territorio e per giovani della zona. Una grande forza di Conventus, sottolineano Sara e Valentina, è stata quella di portare all’attenzione nazionale quello che accadeva in un piccolissimo paese.

Ora il progetto Conventus è terminato e Sara e Valentina, come TeatroVagante, stanno pianificando la loro prossima mossa, le loro prossime tappe di viaggio. 

Francesco Tonti 

Francesco Tonti è regista, clown, attore, pedagogo, un professionista multidisciplinare e trasversale che lavora in vari ambiti dal ‘98. Nasce come attore di prosa, che ha studiato in una scuola a Bologna, ma già dal ’99, con quello che lui definisce “incontro folgorante” con la figura del clown teatrale, ha portato avanti parallelamente l’interesse per il mondo del clown, del mimo e dello spettacolo di strada, quindi dell’ambito circense a tutto tondo, con quello del teatro.

Francesco definisce “folgorante” l’incontro col mondo del clown perché da quel momento, quando aveva 18 anni, “si è innescato un processo di dubbi e domande esistenziali”, che ancora oggi porta con sé, e questo nonostante insegni clowneria dal 2002.

Sintetizzando al massimo i suoi ambiti di lavoro, ne identifica tre: gli spettacoli come attore e performer, la formazione (tiene corsi di clown teatrale e insegna anche espressività vocale, mimo e giocoleria), e infine il settore della direzione artistica e della regia (direzione di uno spettacolo di teatro circo che si svolge da 5 anni in una grande arena a Riccione).

Delle tante esperienze che ha alle spalle, ci racconta di un precedente progetto intitolato “Giullari senza frontiere”, che l’ha portato, nel 2004, a realizzare spettacoli in Brasile assieme ad altri dieci artisti di strada per due interi mesi. L’esperienza maturata con quel progetto l’ha portato a fondare un nel 2006 un suo personale progetto, intitolato “Ciarlatani senza frontiere”, realizzato attraverso gli sforzi della sua compagnia teatrale, la Compagnia dei Ciarlatani. Con questo progetto, Francesco si è impegnato per portare la figura del clown in contesti di povertà, conflitto, disagio; sono stati in Kenya, in Palestina, nei campi profughi Saharawi, in Bosnia. Il clown, per Francesco, è pari al suo compagno di viaggio, grazie al quale arrivare in ogni contesto, in ogni luogo, è una figura che ha la forza e il coraggio di spingersi ovunque, anche in contesti di povertà, dolore, morte, guerra.

Un altro “incontro folgorante”, per Francesco, è stato più recente, ed è avvenuto sette anni fa, cioè quello col metodo Grinberg, un metodo terapeutico di cui è diventato operatore e che ha integrato nella propria metodologia didattica, e nella sua carriera come attore e clown. Questo metodo pone una grande attenzione al corpo, e lo utilizza come canale privilegiato per l’apprendimento, per la ricerca del benessere, per il miglioramento di sé. Le sue competenze, ci dice Francesco, prima erano solo di natura artistica, mentre oggi cerca di arricchirle con questa metodologia. Il corpo è divenuta la parola chiave di riferimento per la sua ricerca personale e artistica.

In chiusura, Francesco ci parla di uno dei suoi principali progetti attivi al momento, cioè quello dei Pazzi Camerieri. Con questo progetto, che ha alle spalle sedici artisti tra attori, cantanti e giocolieri, gira tutta l’Italia, realizzando spettacoli per eventi e privati, in cui gli attori si confondono con vari e veri camerieri, creando situazioni bizzarre, ilari, surreali uno scherzo teatrale che sta a metà tra lo spettacolo e la candid camera e che può arricchirsi di monologhi, canzoni, magia, giocoleria, e tanto altro. I Pazzi Camerieri entrano in scena nelle situazioni più diverse, dalle cene aziendali ai matrimoni e alle serate di gala.

Emiliano Fantechi 🔥

Emiliano Fantechi, in arte Vassago, è un performer con alle spalle una laurea in antropologia, formazione che ha completato all’università di Siena, con una tesi sull’arte di strada e sulle sue declinazioni in chiave antropologica, in cui ha affrontato questioni come l’arte di strada come rito socializzato, il modo in cui si inserisce la figura dell’artista di strada nel contesto circostante, il rapporto tra processo creativo e atto performativo e il modo in cui la dinamica identitaria dell’artista performer si definisce, in relazione con ciò e chi lo circonda. Questo orizzonte di interesse è parte integrante e fondante lo spettacolo che dirige e realizza, uno spettacolo piuttosto simbolico e criptico, incentrato sull’utilizzo del fuoco, e sulla relazione che si viene a creare tra il performer, il pubblico e il contesto, sia essa in spettacoli itineranti, in strada, o in eventi maggiormente strutturati e organizzati. 

Emiliano e la collega performer Giulia Poggiaro, col duo Tandembliss, creano un repertorio composto di spettacoli di giocoleria e teatro di strada, che spaziano e alternano il registro comico del Gobbo di Cicignano, eseguito da Giulia Poggiaro, con le atmosfere magiche e ipnotiche degli spettacoli di Emiliano.

Il suo spettacolo personale, intitolato B.I.O.S., acronimo per Burning Idols Over the Stars, è un originale spettacolo di fuoco e contact juggling su base musicale dal registro espressivo solenne e misterioso, simbolico, in grado di rapire e suggestionare. Alla base, ci sono le tecniche del fuoco che Emiliano padroneggia e la manipolazione di particolari sfere di cristallo, oltre che una regia e coreografia precisamente definite al dettaglio.

Stefania Bussoli 🪷

Stefania Bussoli è una regista, una pedagogista, un’attrice e lavora nell’ambito del teatro con la giovane età.

Ha avuto un percorso variegato, e un po’ diverso dal solito, ci racconta. S’è avvicinata all’arte col canto, poi, su suggestione della madre (scrittrice di prosa), è passata al teatro, cercando via via situazioni che le permettessero di sperimentare, fondendo l’intervento del teatro con contesti meno usuali, come quello psichiatrico (con psichiatri e pazienti).

Ha alle spalle una formazione sulla comunicazione non violenta e sulla gestione del conflitto, elementi che inserisce nei laboratori di pedagogia teatrale che propone, per esempio nei contesti scolastici, assieme a molto altro, come la sensibilizzazione sul tema del bullismo, e a ciò che ha approfondito con l’associazione buddista Soka Gakkai e l’organizzazione Rondine Cittadella della Pace, che portano avanti un messaggio di pace, di amore, di disarmo, di cessazione dei conflitti armati.

Per Stefania il teatro, oggi, come il circo, è una forma di vera e propria resistenza. Deve portare qualcosa di positivo, però non può limitarsi a resistere, ma essere proattivo. Questa posizione, Stefania, cerca di realizzarla già attraverso il contatto con le giovani generazioni, con cui si relaziona coi propri progetti teatrali e educativi (teatro sociale e teatro di comunità), enfatizzando l’aspetto di fare assieme, di comunicazione, di relazione, del dialogo e del creare, piuttosto che puntando alla sola performance finale.

Con Doc, poi, ci racconta, ha riscoperto la volontà, il bisogno, e la necessità di “fare rete”. “Oggi non è più il momento del “sono io”, ma del “siamo noi”, perché così si riesce ad essere ancora più efficaci”.

Angelo Aiello 🎎

Angelo Aiello è attore, narratore e interprete dei burattini tradizionali italiani. Nel centro della Calabria, con la propria compagnia artistica, la Compagnia Aiello, composta da lui e sua moglie Rachel Icenogle, dirige attualmente il Festival Internazionale del Teatro di Figura (il 2025 ha visto la seconda edizione) e ha in programma di lanciare uno spazio artistico e scenico, che prenderà il nome di Tape Theatre.

L’esperienza di Angelo è lunga e dal respiro internazionale, itinerante. Nel 2015 si trova a Philadelphia, come insegnante di burattini della commedia dell’arte, presso l’Ombelico Mask Academy. Negli Stati Uniti conosce la moglie, e nel tempo, specie durante la “pausa forzata” del periodo della pandemia, assieme sviluppano il desiderio di andare in Calabria, la terra natia di Angelo, con l’obiettivo di realizzare un teatro stabile di figura, per rilanciare quest’arte, ma soprattutto di riappropriarsi del territorio, rilanciarlo, creare “un motore culturale, una rinascita territoriale”. Un ambizioso progetto, ma che è anche e soprattutto un sogno, una missione, una grande scommessa.

Angelo definisce il lavoro della sua compagnia e in particolar modo il Tape Theatre “un presidio, una resistenza”, perché “l’arte e la cultura sono i veri motori industriali di un paese, soprattutto per l’Italia e le sue caratteristiche, e ancora di più per il Sud, che è stato impoverito per decenni da politiche errate, come politiche di spopolamento, dal dominio delle mafie e da altre situazioni distorte culturali e territoriali”.

Il Tape Theatre, progetto in formazione, fonderà le abilità di Angelo e di Rachel, le rispettive esperienze artistiche maturate nel tempo: Angelo trae la propria forza dal teatro di burattini, e Rachel dal suo essere musicista e compositrice. 

Angelo si è inventato nel tempo un nuovo personaggio dal carattere calabro della commedia dell’arte, chiamato Spazzola Spazzolino, un “eroe popolare che combatte i soprusi e le ingiustizie del quotidiano. Un attivatore della risata che nelle sue avventure, racconta le tante questioni sociali meridionali, da esorcizzare con la cura dello stare insieme, come comunità e testimonianza di civica umanità”. Rachel compone e suona dal vivo invece le colonne sonore per gli spettacoli e le performance artistiche.

Angelo nel 2003 ha frequentato il corso in Teatro di Figura come Ausilio ai Processi Educativi di Integrazione e Riduzione dell’Handicap e negli ultimi vent’anni ha attivato molteplici collaborazioni con associazioni di volontariato, centri diurni, cooperative sociali, case famiglia, ampliando la propria attività a contesti sociali anche con fragilità, collaborando anche con psicologi, psichiatri, assistenti sociali, pediatri. In questo modo, l’arte a servizio del pubblico diviene un mezzo di riabilitazione fisica o di conoscenza intellettuale, in grado di accelerare il cambiamento collettivo e curativo di una collettività. In questi contesti, ci dice Angelo, ci sono state “le esperienze più emozionanti e gratificanti in questi vent’anni di attività”.

Come esempio ci porta il lavoro nel centro diurno Pierino Tricarico, gestito dall’associazione Raggio di Sole, in cui il teatro di figura è entrato come sostegno ai piani di assistenza individualizzati (PAI) per i ragazzi con disabilità, in cui è stato realizzato e portato in piazza uno spettacolo intitolato Il Flauto Magico, ispirato a Mozart.

Federico Toso 🎪

Federico Toso è il PM di Outdoor Circus and Arts (OCA) della Rete Doc.

Ci racconta di avere come “due anime”; la prima è quella legata al mondo artistico, e infatti Federico ha alle spalle un percorso con diverse esperienze, come trampoliere, mangiafuoco, nel teatro di ricerca e di sperimentazione. Dentro di lui, tuttavia, esiste anche un’altra parte, che si è sostanziata con la sua laurea in giurisprudenza e che l’ha portato a cercare sempre un’idea di sviluppo più ampia, che non riguardasse solamente il proprio progetto personale. Questi due percorsi si sono fusi nella sua storia di vita, in particolar modo quando ha conosciuto la FNAS, la Federazione Nazionale delle Arti di Strada, che poi ha diretto personalmente dal 2015 al 2021.

Oggi è referente di DOC Servizi per lo sviluppo del settore outdoor arts e circo contemporaneo.

Con DOC ha lavorato alla creazione di un protocollo in grado di raccogliere e identificare sia gli aspetti sanitari che quelli della formazione specifica di questi ambiti professionali. Il protocollo OCA nasce con questo scopo, costruire un framework di disciplina normativa interna, una specie di “mappatura sintetica e efficace”, che permette di definirei diritti, le specifiche, tecniche e performative della propria figura professionale, esplicitare gli strumenti normativi necessari atti a garantire la sicurezza per se stessi, per le persone che si accompagnano, ma anche utile per “presentarsi poi agli enti e ai finanziatori con un background e un livello di competenza che è la competenza propria nella rete Doc”.

Citando Arterego come esempio, ci racconta, con OCA Doc sta cercando di presentare una proposta di formazione sulla sicurezza nel circo sotto al tendone durante il festival Equilibri. “Un tentativo di innestare un ponte di prossimità tra chi fa il circo e chi non è ancora arrivato a quel livello di consapevolezza o di accesso delle risorse di formazione e di conoscenza”.

Il suo ruolo e quello di OCA è quello di essere quindi sì parte degli appassionanti progetti dei soci, ma con un ruolo di promotore e di facilitatore (di processi, di realizzazione), e meno come parte attiva “sul palco” (o in strada), cosa che ci dice con una punta di scherzoso rammarico, data la sua anima anche di artista. La sua attività permette di capire come rendere sostenibili i progetti, come fare dialogare realtà diverse, fungendo da ponte, interlocutore, attivatore di possibilità.

Sta lavorando ultimamente sul concetto dell’internazionalizzazione, portando avanti un dialogo in sinergia con la vecchia FNAS, oggi OAI (Outdoor Arts Italia) e una realtà imprenditoriale di Torino; assieme stanno costruendo un triangolo strategico con la Rete Doc, e piano piano muovendo nel terzo settore e pure fuori da esso.

Carmen Fantasia 💸

Carmen Fantasia, come nelle precedenti puntate, conclude l’incontro di oggi con il suo intervento, tematizzato sugli aspetti fiscali e normativi delle professioni artistiche.

Più nello specifico, ci introduce il TULPS, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che si occupa anche di normare aspetti relativi a spettacoli e attività artistiche. Ci sono delle regole per esibirsi nelle pubbliche vie e piazze, per esempio, valide per tutti gli artisti di strada. Il TULPS nasce nel 1931, e ai tempi i lavori e i mestieri degli artisti di strada erano indicati e intesi come mestieri di girovaghi. Nel 2001 le normative cominciano ad essere delegate ai comuni le normative sui mestieri girovaghi, anche se tutt’oggi rimangono differenze da regione a regione, da comune a comune, e quindi una possibile confusione. Non esistono infatti riferimenti regionali nella regolamentazione di questi aspetti normativi per la figura dell’artista di strada, ma vi è un riferimento nazionale.

Circa il testo originale del 1931, Carmen ci fa notare come ancora ad oggi sia vietato il mestiere di ciarlatano per strada, l’unico elemento rimasto dal regolamento originale. Nel 2005, invece, vengono promosse le arti di strada come “attrazioni di spettacolo viaggiante”, a condizione che per tali attività non venga richiesto il pagamento di un biglietto o di un corrispettivo per l’esibizione; questo lascia ammessa solamente la possibilità di ricevere offerte libere da parte degli spettatori, le famose “offerte a cappello”. Queste “attrazioni di spettacolo viaggiante”, per essere definite tali, devono venire svolte senza impiego di palcoscenico, platea e particolari attrezzature. In caso contrario, diverrebbero “spettacoli” a tutti gli effetti, quindi con un’altra normativa, e avrebbero bisogno di specifici permessi del comune ospitante.

Per essere considerati artisti di strada, inoltre, il gruppo che si esibisce deve comprendere meno di otto elementi. Inoltre, è previsto un limite di esibizioni che non deve superare il 150 di numero.

Nel 2008, continua Carmen, ripercorrendo la storia della normativa, la materia specifica diventa competenza propria dell’amministrazione comunale, e con ciò i comuni, a livello locale, sono i responsabili delle regole per svolgere queste attività di strada. È una cosa recente, del 2017, ma da allora gli artisti di strada hanno iniziato ad essere considerati dei valorizzatori di arti di strada, di contesti urbani ex extra urbani, piazze, luoghi.

Naturalmente, ci sono anche dei divieti. Per esempio, non si può sostare davanti alle chiese e fare spettacoli davanti a questi edifici, e neppure in prossimità di strutture sociosanitarie e in altri contesti, come strade aperte alla circolazione veicolare, e vicino alle scuole, in generale negli orari compresi dalle 22:00 alle 09:00. Questi divieti, anche, possono variare da comune a comune, in base alle singole delibere.

Altri dettagli che gli artisti di strada devono considerare sono per esempio la durata delle esibizioni, che non devono superare i 60 minuti, o la distanza di sicurezza dall’eventuale pubblico, che può essere deve essere, per esempio, almeno di 10 metri o in altri casi, anche di 25 metri, a seconda del tipo di attività performata, e nuovamente della preferenza del comune.

Per quanto riguarda sanzioni e multe, invece, Carmen ci informa che la violazione dei divieti e delle disposizioni appena elencate, può portare anche a sanzioni di 1000€. C’è anche una sanzione in assenza di possesso di licenza dell’autorità, perché in alcuni comuni è strettamente richiesta, e in questo caso la sanzione può variare dai 258€ fino ai 1549€.

Per farci capire quanto sia unica la situazione in ogni regione e comune, Carmen ci porta degli esempi più specifici. A Roma, per esempio, per esibirsi in strada bisogna iscriversi in un registro, e una recente ordinanza vieta l’esibizione nelle zone centrali e nevralgiche della città (cosa fino a qualche anno fa non c’era); a Milano esiste un apposito ufficio comunale per gli artisti di strada, che rilascia il nullaosta e autorizza gli artisti per le esibizioni con possibilità di prenotazione per coloro che si registrano in un elenco; a Napoli, fino a poco tempo fa, non era prevista alcuna autorizzazione preventiva per gli artisti di strada che si esibiscono in modo estemporaneo e itinerante ricevendo solo offerte a cappello, anche se ora pare che la situazione sia cambiata e che gli artisti stiano venendo multati; a Bologna è presente un sistema di registrazione online per gli artisti di strada dal sito comunale, quindi esistono autorizzazioni che si possono ricevere facendo ogni passaggio online.

Le cose, ci mostra con questi esempi, non sono ancora molto unificate, ed è bene informarsi prima di finire nell’errore, nella sanzione.

Carmen poi procedere con un approfondimento sul rapporto della SIAE con gli artisti di strada. Per loro, ci chiede, è necessario pagare la SIAE? La SIAE, ci ricorda, prevede il versamento di una quota per l’utilizzo di opere e di musiche di artisti a cui dev’essere riconosciuto il diritto di autore. Se lo spettacolo è uno spettacolo organizzato dal comune, che quindi scrittura gli artisti di strada, di base bisogna pagare la SIAE, in tutti i singoli casi che siano presenti delle opere protette dal diritto d’autore. Sono escluse quelle opere, come le musiche classiche, i cui autori non sono più percettori del diritto d’autore (perché morti da 70 anni), e in quel caso non dev’essere compilato alcun borderò, né pagata alcuna SIAE. Quest’ultima, comunque, cerca di venire incontro agli artisti di strada  che non hanno un’autorizzazione effettiva da parte del comune in caso di quote da pagare, proponendo un prezzo forfettario che parte da 70€ più l’aggiunta dell’Iva, valevole per sei mesi fino ad un anno.

L’ultimo punto che Carmen approfondisce è quello relativo al pagamento delle imposte per l’artista di strada. Se egli fa un lavoro continuativo (non occasionale, quindi) deve aprire partita Iva, o dev’essere inquadrato all’interno di una cooperativa come dipendente. Come partita Iva i compensi di artisti di strada vengono dichiarati nella dichiarazione dei redditi annuali, mentre riceveranno un CU (certificazione unica) se la loro attività è inquadrata all’interno di una cooperativa. 

Tutti i pdf presentati da Carmen nelle puntate precedenti sono scaricabili dalla pagina dai cafè DocEdu. Per qualsiasi dubbio o domanda è possibile contattare Carmen Fantasia tramite mail carmen.fantasia@retedoc.net.