Il Cafè Doc Edu è un momento di incontro per specialisti del settore di pedagogia artistica e educativa nei progetti sociali, siano essi soci della cooperativa Doc Educational, o ospiti esterni. Lo scopo è quello di far conoscere i meravigliosi progetti a cui i talentuosi artisti e insegnanti si dedicano, con la speranza che lo scambio di contatti ed esperienze possa far poi nascere ulteriori contaminazioni, collaborazioni, cooperazioni lavorative ed artistiche, nuovi progetti e interventi, rilanciando il flusso creativo.

Ogni puntata del Café Doc Edu ha un macro-tema, che fa da sfondo agli interventi dei singoli partecipanti e che crea il collante dell’incontro. Quello di oggi è l’intervento della pedagogia artistica in contesti di fragilità culturale e di diverse abilità.

Gli ospiti della puntata, in ordine di intervento, sono Deborah Zuberbühler, Alessandro Bettinzana e Silvia Verna. In chiusura, come sempre, l’intervento di Carmen Fantasia, esperta fiscale, specializzata nello spettacolo e nella creatività, che ad ogni puntata propone un approfondimento su un tema specifico di sua competenza.

Deborah Zuberbühler 🥁👧🏼

Deborah è una musicista esperta in didattica musicale in contesti di fragilità sociale. Dal 2008 lavora come insegnante. Ha cominciato insegnando pianoforte, spostandosi poi nella propedeutica musicale per bambini dai 0 ai 6 anni, un lavoro che mantiene tuttora, assieme a quello più recente con gli anziani e con la disabilità, in generale (sia adulta che nei bambini).

Si discosta dalla musicoterapia classicamente intesa, nel senso che si è specializzata nel tempo come operatrice olistica del suono e utilizza quindi la musica in senso ampio, integrale, proponendo progetti di educazione e istruzione in natura.

A livello di formazione personale, ci racconta, è diplomata in didattica della musica, nell’indirizzo di metodologie e tecniche musicali nella disabilità, e ha frequentato diversi seminari di body percussion e funzionalità vocale. Ha alle spalle anche un anno di formazione nell’Accademia della Pedagogia Viva, diversi corsi di training musicale per l’attenzione e di formazione suono-vibrazionale, e in generale numerose esperienze riguardanti la disabilità e le categorie fragili.

Quello su cui ora vuole concentrarsi è il continuare a sviluppare questa serie di progetti musicali con persone con disabilità e fragilità. Questo, con la musica, non è sempre facile, in quanto essa viene spesso concepita come didattica e forma di insegnamento tradizionale, non è così immediato far passare il messaggio che sia anche una forma di esperienza in grado di potenziare abilità, farle emergere e sbocciare, uno strumento in grado di migliorare lo stile di vita, generare competenze trasversali. Una difficoltà, questa, con cui spesso Deborah si scontra, soprattutto nella fase organizzativa con le parti coinvolte. Ci cita come esempio i progetti di potenziamento per alunni con DSA e ADHD che sta cercando di proporre in questo momento. La musica può diventare una potente impalcatura, in grado, tramite vie e strade in apparenza “secondarie”, di sviluppare abilità e competenze in apparenza “compromesse”, come un miglioramento dei tempi attentivi. Deborah ci racconta l’esperienza con suo figlio, che ha avuto difficoltà di lettura e che, probabilmente, a scuola avrebbe ricevuto una diagnosi di dislessia. Tramite la musica, insieme, sono riusciti a compensare questa iniziale difficoltà, ad acquisire questa competenza con metodologie alternative, ma altrettanto fondamentali e significative.

 

Alessandro Bettinzana 🧑🏻‍💻👾

Alessandro Bettinzana è un educatore e ha alle spalle ha un percorso di studi in Psicologia e poi in Neuroscienze; a livello personale si dedica all’arte in vari modi, per esempio con la musica e la pittura, anche se predilige primariamente la scrittura narrativa. Ha pubblicato una raccolta di racconti e ha altri libri in lavorazione, e in uscita (antologie, romanzi).

Il progetto di cui ci parla oggi è intitolato Scuola Digitale, un progetto di alfabetizzazione digitale realizzato presso le scuole elementari e medie nel comune di Sirmione.

È un progetto educativo e didattico, in cui vengono integrate e approfondite varie tecnologie, nell’ottica della realizzazione di laboratori scolastici. Alessandro e i suoi colleghi propongono offerte formative, dei momenti laboratoriali che siano di complemento o integrazione alla didattica tradizionale classicamente concepita, o un’alternativa ad essa. Questo viene fatto tramite l’utilizzo di strumenti come l’ipad, i lego robotici, applicazioni di vario genere, per proporre attività partecipative e coinvolgenti, in aggiunta al momento della didattica frontale (che può esserci come non esserci, a seconda del laboratorio e dei suoi scopi). Soprattutto, ciò che preme ad Alessandro e colleghi, è far passare il messaggio che questi strumenti siano utili compagni, che aprono a possibilità nuove, o permettono di realizzare in maniera alternativa ciò che già si sa fare, si conosce.

Questi laboratori sono momenti di apprendimento, sì, ma anche ludici, creativi; sono situati lungo un continuum, dove da un lato, verso un polo, ci si dedica all’esplorazione della robotica, del coding, tramite applicazioni e strumenti che permettono un avvicinamento a questo mondo, un primo approccio (a seconda dell’età dei bambini e ragazzi), per esempio tramite il linguaggio a blocchi, problem solving e il flusso sequenziale di istruzioni; verso l’altro polo, sull’altro versante (ma non necessariamente in opposizione) sono situati laboratori che si potrebbero definire come più artistici, dove vengono utilizzati applicazioni e programmi per realizzare lavori, appunto, artistici e personali, come la creazione dei fumetti, la loro animazione, la creazione di materiale audiovideo, musica, presentazioni “contenitore”, di scrittura, ecc.

Alessandro ci porta poi degli esempi, alcuni dei laboratori a cui ha partecipato come educatore ed esperto digitale assieme ai suoi colleghi in questi ultimi anni.

Di recente, nella prima elementare di Sirmione, hanno svolto un laboratorio di coding basato sui cinque sensi, e ognuno di questo è stato contestualizzato e approfondito con un’attività specifica. La vista, per esempio, ha visto l’integrazione dei Lego robotici, dove il sensore presente nel set Lego ha potuto simulare un “occhio” in grado di riconoscere colori e luce, associando poi a questi stimoli specifiche funzioni da eseguire.

Ancora, l’anno scorso hanno realizzato coi bambini delle terze elementari un laboratorio di fumetto, dove è stato chiesto ai bambini di creare una storia e di disegnare sfondi e personaggi, che sono poi serviti per creare le singole scene, rappresentate e animate sull’applicazione Keynote (analogo a Powerpoint, ma per dispositivi Apple).

Alle scuole medie realizzano dei progetti musicali con l’applicazione Garage Band che, in singoli o in gruppo, permette la creazione di un brano musicale tramite loop di suoni e strumenti. Un’occasione di interessante narrazione, spesso molto intima, da parte dei ragazzi, che devono scegliere sonorità, strumenti, il tema della canzone e, in gruppo, creare anche il testo musicale.

Un’altra novità dell’anno scorso, che probabilmente verrà riproposta anche nel corrente anno accademico, è la realizzazione di escape game/room virtuali, tematizzati sull’argomento indicato dal docente (es. Reggia di Versailles) o sulla materia di competenza (es. Storia, Matematica, ecc). Tramite l’uso congiunto di applicazioni e strumenti sul browser (come Genially e Google Moduli) è possibile creare sezioni di avventura, ognuna con punti di interesse, di interazione, storie da scoprire ed enigmi da risolvere per proseguire, analoghe per concepimento, ma in forma più semplificata e breve, alle vecchie avventure grafiche per pc, o ai romanzi interattivi.

Alessandro specifica che lui e i colleghi di Scuola Digitale non lavorano specificamente o direttamente nell’ambito della disabilità, ma è un tema, questo, anche per loro attuale, che riserva sfide, e richiede sensibilità, e che si compenetra trasversalmente con le attività che propongono. Cita l’esempio dell’accessibilità, cioè quella branca dell’utilizzo di uno strumento o servizio (es. software o hardware) che si occupa di studiare come rendere, appunto, massimamente accessibile quegli stessi strumenti o servizi. Creando laboratori digitali Alessandro e i colleghi devono tenere a mente questi elementi, per esempio la possibilità che un bambino o una bambina fatichino a manipolare oggetti fisici e muoversi (movimenti sia macroscopici che più fini), o a leggere schermi, colori, forme, interpretare contenuti, o portare l’attenzione richiesta su un particolare stimolo.

 

Silvia Verna 🤲🏻🌱

Silvia Verna è docente, scrittrice e formatrice, esperta di robotica educativa e di body percussion, facilitatore in scienze della formazione, esperta tutor dei disturbi DSA e dei processi psicopedagogici. Nella sua formazione, figura anche un master nell’apprendimento multimediale.

Quello che però vuol raccontarci oggi, più nello specifico, ha a che fare col suo impegno nella diffusione della cosiddetta pedagogia del valore, un approccio metodologico, educativo e culturale che ha le sue radici nel pensiero e nell’azione del pedagogista giapponese Tsunesaburō Makiguchi.

Makiguchi, ci spiega Silvia, è stato un riformatore della sua epoca, in opposizione  al governo giapponese conservatore, che voleva imporre un’istruzione basata sul nozionismo, sulla sudditanza. Makiguchi ha rimesso al centro, anche ostacolato dal suo sistema politico dell’epoca, la vita, il valore della vita. Infatti la pedagogia si chiama pedagogia creatrice di valore.

Il progetto di Silvia e colleghi è quello di portare nel sistema dell’educazione-istruzione pubblica, quindi scuole di ogni ordine e grado in facoltà di scienze della formazione, la pedagogia del valore. Fin dal 2020 si è impegnata per diffondere questa posizione, portandola in Italia, dove ancora mancava. La pedagogia del valore è infatti molto diffusa a livello internazionale, dalle scuole dell’infanzia in Malesia fino alle università prestigiose d’oltremare, alcune delle quali hanno scambi gemellari col polo italiano, per esempio tramite l’Università degli Studi di Bologna.

Silvia, assieme ad altri colleghi, è partita con corsi di formazione per docenti denominati “La scuola della felicità. Competenze, pedagogia e creazione di valore”. “Abbiamo individuato e risposto ad un bisogno. Il bisogno di esprimere sé stessi, in una versione di pieno potenziale, di vita contributiva”, ci racconta Silvia.

Poi i corsi si sono ingranditi, per numero, moduli e ancora scopi, e ora constano di venti moduli, trattati da esperti con esperienza ventennale. I moduli presentano la pedagogia del valore di Makiguchi, anche parametrati a contemporanei dell’autore e di oggi, e vengono approfonditi con molto altro, con discipline come la psicologia della causalità, armonie didattiche a 432 Hz, arteterapia, pedagogia e natura. Il corso è stato riconosciuto nel 2023 dal sistema MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito, ex MIUR) e può con ciò essere selezionato tra i corsi di formazione proposti sulla piattaforma S.O.F.I.A.. Il corso finisce con un questionario di gradimento, che serve sia ai formatori, che a chi si forma, e con una specifica unità di apprendimento didattico, sviluppata poi dai corsisti e docenti sulla base della selezione di uno dei moduli affrontati, la quale diventa, in seguito, il laboratorio sperimentale di pedagogia del valore realizzato in classe. Da poco è terminata l’undicesima edizione. Nel tempo, i corsi hanno aiutato a formare più di 1100 insegnanti. Silvia sottolinea che abbracciare la filosofia di Makiguchi significa fare una scelta profonda di vita, impegnarsi per cercare di trasformare la società attraverso l’educazione, insegnamenti e valori positivi.

I corsi sono attivi in venti regioni italiane, con sperimentazioni in Liguria, in Lombardia, Toscana, Puglia, Lazio, e altre ancora. Grazie a questa rete, e a questo impegno, sono nati gemellaggi anche tra regioni, per esempio quello tra istituti comprensivi di Bari e di Genova, che ha portato alla creazione di laboratori di pedagogia del valore intitolati “La Gentilezza”. Silvia e colleghi formatori sono stati riconosciuti dalla Commissione Europea come ambasciatori di didattica della bellezza, e hanno avuto un riconoscimento anche dal Ministero del Lavoro. Verranno infatti inseriti in un apposito catalogo, ancora in via di costruzione, che avrà lo scopo di far conoscere realtà scolastiche e professionali sul territorio.

“Perché la scelta di Makiguchi?”, ci chiede Silvia. “Perché in questo momento storico, sociale, fatto di luci e tante ombre, la cosa più importante è quella di riportare la vita al centro, quindi la sua dignità, la sua sacralità. La scuola ha bisogno di questo”.

 

Carmen Fantasia 💸

Carmen Fantasia è un’esperta fiscale, specializzata nello spettacolo e nella creatività. Da tre anni partecipa al mondo della Rete Doc, soprattutto Doc Educational, fornendo aiuto su questioni normative e fiscali poste dai soci, dagli artisti, ma che interessano anche il versante degli enti, delle società, delle associazioni, per tutelare entrambi i punti di vista.

Come in ogni puntata del café, propone un approfondimento su un argomento specifico di sua competenza. Oggi tratta l’argomento dei compensi degli artisti nei progetti sociali, portando l’attenzione al problema, molto delicato, dell’inquadramento professionale, affrontato sia dal punto di vista degli artisti, che dei docenti e formatori.

Quando si lavora con l’arte, si pensa che questa si offra, e che la relazione sia tutto. Questo è nobile, ma bisogna fare comunque attenzioni a dettagli burocratici, evitare errori fiscali e previdenziali, perché questi possono compromettere un intero progetto, oltre che aggravare con sanzioni.

Bisogna sempre considerare le giuste domande, e le relative questioni sollevate, per esempio: come si pagano gli artisti? Con che inquadramento professionale e quindi forma contrattuale? Quali adempimenti non possono essere evitati?

In Italia il quadro normativo di riferimento è complesso e frammentato. Troviamo la riforma del Terzo Settore (decreto legislativo 117 del 2017), la normativa sul lavoro autonomo occasionale (art. 2222 c.c.), il lavoro sportivo (per alcuni contesti ibridi), il lavoro intermittente, le co.co.co. “etero-organizzate” (D.Lgs. 81/2015), fino all’INPS ex-ENPALS per gli artisti e i tecnici dello spettacolo.

Carmen prosegue, elencando diversi tipi di inquadramento o forme di lavoro artistico, che tratterà specificamente uno a uno, cioè il volontariato, il lavoro autonomo occasionale (usato spesso male), il Co.Co.Co. (tipico dei progetti sociali strutturati), il lavoro autonomo professionale (artisti o insegnanti con partita IVA), e infine il contratto di incarico con dipendenti di cooperativa per artisti.

Il rischio principale, se non si è inquadrati in modo corretto, è la riqualificazione del rapporto del lavoro, cioè l’intervento da parte dell’agenzia delle entrate per reinquadrare l’artista o insegnante in un lavoro diverso. Oltre a questo, possono scattare sanzioni fiscali e contributive, e la perdita di qualifica APS.

Circa il volontariato, Carmen specifica che i volontari non possono percepire né compensi, né rimborsi forfettari, tranne uno specifico tipo di rimborsi per spese documentate ed effettivamente dimostrabili (tramite scontrini, ecc), ma mai anticipate dall’associazione, chiamato rimborso a pie’ di lista.

Se l’associazione, o chi per lei, dovesse erogare compensi camuffati da rimborsi, si rischiano la riqualificazione del lavoro da parte dell’Agenzia delle Entrate, la perdita di qualifica di APS, e pure sanzioni fiscali e contributive. L’artista volontario, sottolinea Carmen, quasi non esiste; l’arte è infatti professionalità, non gratuità, e non è giusto squalificare il lavoro dell’artista. Il volontariato, inoltre, non dev’essere una scorciatoia, una scappatoia. Si tratta infatti di un istituto giuridico ben preciso.

La seconda possibilità di inquadramento è quella del lavoro autonomo occasionale, una forma molto usata, ma spesso male.

L’attività saltuaria è tale quando non è ripetitiva. Anche solo un’ora alla settimana la definirebbe infatti come continuativa. Non ci dev’essere coordinamento né organizzazione nell’attività svolta. Inoltre, il compenso annuo verso l’artista non deve superare i famosi 5000€ lordi, almeno per la medesima attività (ad esempio, la stessa attività ma con più committenti, come due o tre associazioni). Se invece le attività svolte occasionalmente sono fra loro differenti, è possibile allora accumulare altri 5000€ anche per la seconda attività svolta. In ogni caso, l’associazione deve comunicare in via preventiva al Ministero del Lavoro quando il prestatore è occasionale.

Per quanto riguarda gli artisti e i tecnici dello spettacolo, essi rimangono inquadrati nel Fondo Lavoratori dello Spettacolo (INPS ex-ENPALS) anche se occasionali. Il che vuol dire che devono “aprire le giornate” per l’agibilità. Per i performer non musicali, quindi attori, danzatori, artisti di strada e dj, l’obbligo contributivo ex-EMPALS non decade sotto i 5000€. 

Per questo alcune Associazioni di Promozione Sociale (APS) preferiscono altre forme di inquadramento. Tra queste, vi è il Co.co.co. (Collaborazione Coordinata e Continuativa), la forma più tipica dei progetti sociali e strutturati, laddove l’attività è appunto continuativa, integrata nel progetto e coordinata. Esempi possono essere laboratori a cadenza settimanali, progetti con durata annuale, o attività che richiedono presenza organizzata, calendarizzazioni obbligatorie.

Il Co.co.co è compatibile con ciò con progetti sociali di varia natura, attività artistiche, educative e di comunità, e tutti gli enti del Terzo Settore possono accedervi. Questa forma di contrattualizzazione è soggetta a Gestione separata da parte dell’INPS e tra gli obblighi formali prevede: lettera d’incarico, coordinamento non gerarchico e compenso proporzionato. Per molti progetti sociali è la forma più sicura e difendibile in caso di controlli. È il cuscino ammortizzatore di molte associazioni. Soprattutto quando c’è una contrattualizzazione annuale a progetto.

Una quarta forma di inquadramento è quello del lavoro autonomo professionale, dove lo specialista (artista o insegnante) possiede una partita IVA e fa un accordo contrattuale per il tipo di attività che andrà a svolgere. L’artista può decidere tempi e modalità del proprio lavoro, offrendo anche servizi connessi, fattura regolare per performance, laboratori, produzione di contenuti, ecc. In questo caso può collaborare tranquillamente senza limiti di compensi e con più enti. Molte APS scelgono questa strada per semplificare gli adempimenti e ridurre i rischi di riqualificazione del rapporto di lavoro.

Un’ultima possibilità è rappresentata dal contratto di incarico con dipendenti di cooperativa per artisti. Insieme agli artisti con partita IVA rappresenta una delle forme più lineari e sicure per non farsi riqualificare il rapporto di lavoro dall’agenzia delle entrate. È molto utilizzato perché si possono avere più prestazioni artistiche, inoltre l’artista sceglie tempi e modalità del proprio lavoro, è libero di collaborare con più realtà lavorative e la fatturazione delle prestazioni artistiche avviene a cura e a norma della cooperativa che ha assunto l’artista.

L’agenzia delle Entrate e l’INPS a volte possono riqualificare un rapporto di lavoro a quelli citati sopra come lavoro subordinato. Questo non avviene, tuttavia, se l’artista è titolare di partita IVA o è dipendente di una cooperativa di artisti. Questo rischio si corre quando c’è l’obbligo di presenza fissa, o ancora, quando l’ente determina il “come” eseguire una prestazione, oltre che il “cosa”, ma anche se l’artista è integrato stabilmente nella struttura. Un’APS deve insomma evitare che un laboratorio artistico somigli a un rapporto di lavoro dipendete mascherato da altro.

In conclusione, Carmen ci ricorda come scegliere, in fondo, non è complicato, ma bisogna conoscere le regole, e i dettagli.

L’arte è un lavoro, e come tale dev’essere tutelato, riconosciuto e gestito con consapevolezza. Nei progetti sociali, dove ogni gesto è cura, la forma contrattuale non è un dettaglio tecnico, ma parte della protezione dell’artista e dell’integrità dell’ente. Conoscere le regole significa con ciò dare continuità al progetto, sicurezza ai lavoratori e credibilità ai finanziatori.

 

Tutti i pdf presentati da Carmen nelle puntate precedenti sono scaricabili dalla pagina dai cafè DocEdu. Per qualsiasi dubbio o domanda è possibile contattare Carmen Fantasia tramite mail carmen.fantasia@retedoc.net.